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La seguente è una descrizione alquanto "catastrofica" per essere di aiuto alla vitalizzazione del Borgo.
La Redazione di LCDC
mercoledì, 30 luglio 2008 - Paola Lenarduzzi dal Messaggero Veneto di oggi.
C’era una volta una strada che era un susseguirsi di negozi, botteghe, bar e pizzerie. Un pullulare di gente al lavoro reso ancor più vivace dalla presenza dei militari. Tutto questo, adesso, in borgo Pracchiuso è un ricordo. Solo nell’arco di quest’anno, dopo la “sparizione” di tante piccole realtà, sono stati chiusi tre esercizi, la storica trattoria Al bue e i bar Bianconero e Al forno. Il locale comitato, che si è fatto avanti per ospitare Friuli Doc, vuole correre ai ripari.
L’addio dei militari di leva e il progressivo spopolamento stanno spegnendo quello che era uno dei borghi più vitali di Udine e le ripercussioni sono evidenti.
La trattoria-osteria “Al bue” era uno dei locali storici della città, si parla di un’origine 500esca, coeva a quella della chiesetta di San Valentino che le sta di fronte. Ultimamente ha visto varie vicissitudini: completamente ristrutturata nel 1999, era stata trasformata in un albergo-trattoria, per poi riprendere l’originale destinazione, ma diventando Gasthaus, con tipici piatti viennesi. Gli ultimi gestori si sono trasferiti in via Pola e il locale è in abbandono. Destino non diverso da quello del bar Bianconero, storico ritrovo e sede di un folto club della tifoseria dell’Udinese, e ancora del Forno, uno snack bar dove un tempo c’era, appunto, un forno avviato nel periodo fra le due guerre. Tutti con le serrande abbassate, al pari di altre piccole realtà, i cui gestori, col tempo hanno dovuto arrendersi. E a loro andrà ad aggiungersi a breve il negozio di biciclette ed elettrodomestici De Luisa, il cui titolare dopo 38 anni di attività si trasferirà in piazzale Oberdan, riducendo l’offerta di elettrodomestici e hi-fi.
«Questa era una borgata viva, piena di gente e di famiglie, ora è diventata irricoscibile – racconta Adriano d’Este, dal 1966 in Pracchiuso e un tempo gestore dell’omonimo panificio –, indubbiamente il calo di presenze di militari ha inciso, ma il problema è che non si è pensato a un’alternativa, nè a valorizzare in qualche modo la strada. Che per gli udinesi sembra esistere solo in occasione della festa di San Valentino».
Una passeggiata assieme a chi conosce il borgo è un rosario di «qui c’era» e di rimpianti. C’erano ben tre fruttivendoli e due macellai, ricorda D’Este. E poi, qui il bar Puglia, che importava vino dal sud per venderlo sfuso, c’erano il calzolaio, l’edicola, addirittura una banca, la cooperativa di consumo all’angolo con via Tomadini negli immobili passati ora all’università, un piccolo alimentari, il negozio dell’arrotino Italo, un altro alimentari con vendita di latticini, per non tornare indietro agli anni del cinema Roma...
«Una tristezza, anche perchè si insiste nell’investire in centro e non si pensa ai borghi storici», aggiunge sintetizza Sandro Branchi, titolare del bar La Campanella, tra i pochi a resistere assieme alla vecchia pizzeria Il trombone, mentre invece sembrano non soffrire di crisi gli esercizi che danno su largo delle Grazie. La ricetta di Branchi è: «Un minimo di arredo urbano, un alberello, una panchina, e poi iniziative per richiamare persone: perchè per esempio non riproporre il mercatino settimanale?». Già, nessuno vorrebbe lasciare in agonia un borgo così particolare di Udine.
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